Nel settembre del 1959, Nikita Chruščëv era seduto con Dwight D. Eisenhower negli Stati Uniti e citò un dettaglio che non sembrava proprio materia da vertice diplomatico. Georgy Zhukov, il maresciallo sovietico in pensione il cui nome era legato a Mosca, Kursk, Berlino e alla resa della Germania, amava pescare.[1]

Dopo che Chruščëv disse al presidente Eisenhower che Georgy Zhukov amava la pesca, Eisenhower fece recapitare al maresciallo sovietico un set di attrezzatura da pesca. Secondo quanto riportato, Zhukov apprezzò così tanto il dono americano da usarlo in esclusiva per il resto della sua vita.

La vita di Zhukov non era stata pensata per hobby tranquilli. Nato nel 1896, fece carriera nell’Armata Rossa e divenne capo di Stato maggiore generale nel gennaio 1941, pochi mesi prima dell’invasione tedesca dell’Unione Sovietica.[1] Durante la guerra, diventò uno dei comandanti più strettamente associati al fronte orientale, alla battaglia di Kursk, alla marcia su Berlino e alla resa formale della Germania.[1]

Dopo la vittoria, Zhukov non sparì in una pensione puramente cerimoniale. Servì come governatore militare della zona di occupazione sovietica in Germania, poi tornò a ricoprire un alto incarico come ministro della Difesa sovietico dal 1955 al 1957.[1] La sua vita pubblica, però, rimase pericolosa. Nell’ottobre 1957 fu estromesso dal potere, in una caduta politica che lo lasciò famoso ma escluso dal comando.[1]

La storia della pesca appartiene a quella vita più piccola, dopo il potere. Il resoconto del ritiro di Zhukov lo descrive mentre riceveva visitatori, compresi ex subordinati, e partecipava a battute di caccia.[1] Lo stesso resoconto nota anche un interesse domestico per i pesci, definendolo un appassionato acquariofilo, mentre il commento di Chruščëv a Eisenhower presentava l’hobby come pesca.[1] In ogni caso, il presidente americano colse un indizio privato su un vecchio interlocutore del tempo di guerra e rispose con un’attrezzatura per il tempo libero, non con un gesto diplomatico.

Un dono troppo piccolo per un vertice, troppo personale per sparire

Le fonti descrivono l’oggetto solo in termini generici: attrezzatura da pesca.[1] Non elencano canna, mulinello, lenza, ami, esche, custodia o produttore. Questa mancanza impedisce al dono di trasformarsi in un inventario da collezionista. Ciò che resta è il gesto: Eisenhower che invia qualcosa di utile a un uomo che un tempo era stato, dall’altra parte della mappa alleata, un suo pari militare, e che ora viveva all’ombra della politica sovietica.

È il momento in cui arrivò a dare a quell’attrezzatura il suo peso insolito. Non giunse nel 1945, quando la vittoria alleata poteva ancora far sembrare ufficiale quasi ogni scambio. Arrivò nel 1959, quando Eisenhower era presidente degli Stati Uniti, Chruščëv era il leader sovietico in visita in America e Zhukov non era più al centro del potere sovietico.[1] Il dono attraversò la frattura della Guerra fredda come una piccola cortesia tra uomini uniti dalla guerra che li aveva resi figure storiche.

In seguito la posizione di Zhukov migliorò, ma solo fino a un certo punto. Dopo la destituzione di Chruščëv nell’ottobre 1964, Leonid Brežnev riportò Zhukov nelle grazie del regime senza restituirgli il potere.[1] La popolarità del maresciallo poteva essere sfruttata, ma il comando non gli fu riconsegnato. Rimase un simbolo, utile e contenuto, fino alla sua morte nel 1974.[1]

È per questo che quell’attrezzatura da pesca resta impressa. I titoli più solenni legati a Zhukov sono facili da recitare: maresciallo dell’Unione Sovietica, comandante in tempo di guerra, ministro della Difesa. L’attrezzatura da pesca è più discreta, ma più intima. Secondo il resoconto, rispettò il dono di Eisenhower al punto da usarlo in esclusiva per il resto della sua vita.[1] Un uomo ricordato per aver mosso eserciti concluse i suoi anni tra visite, ricordi, battute di caccia e la stessa attrezzatura americana scelta ancora e ancora.

Fonti

  1. Georgy Zhukov, Wikipedia