L’8 aprile 1364, il re di Francia morì a Londra. Giovanni II non si trovava in campagna militare né in un palazzo lungo la Loira. Era nel Savoy Palace, lontano dal regno che governava dal 1350, dopo essere tornato di sua scelta in prigionia inglese.[1]
Giovanni II di Francia fu catturato dagli inglesi nella battaglia di Poitiers, liberato in base al Trattato di Brétigny e poi tornò volontariamente in Inghilterra dopo che suo figlio Luigi, ostaggio al suo posto, era riuscito a fuggire. Il suo ultimo viaggio trasformò un accordo medievale di riscatto in una prova d’onore regale.
La strada che portò a quella stanza londinese cominciò nei pressi di Poitiers il 19 settembre 1356, durante la prima fase della Guerra dei Cent’anni. Giovanni, noto come Jean le Bon, cioè Giovanni il Buono, affrontò l’esercito di Edoardo il Principe Nero. La battaglia si concluse con il re francese nelle mani degli inglesi: un premio vivente, la cui prigionia poteva essere negoziata oltre i confini.[2][4]
Giovanni era salito al trono nel 1350, in un regno già schiacciato dalla guerra e dalle fazioni. La sua pretesa dinastica dei Valois era contestata da rivali, alcuni nobili francesi avevano legami più stretti con l’Inghilterra che con Parigi, e il conflitto stesso era meno una guerra netta tra nazioni moderne che una lotta mutevole di coalizioni e lealtà feudali condivise.[3] Un re catturato rendeva quelle tensioni visibili nel modo più semplice possibile: la Francia non poteva agire pienamente finché il suo sovrano restava prigioniero.
Un re diventa un riscatto
Nella guerra medievale, un prigioniero nobile era spesso una fonte di denaro. Un re era qualcosa di molto più grande. Giovanni fu portato a Londra, dove la sua liberazione divenne parte di un accordo capace di spostare territori, prosciugare tesori e cambiare l’equilibrio tra Francia e Inghilterra.[2][4]
Il Trattato di Brétigny del 1360 fissò infine le condizioni. Britannica definisce disastrosi per la Francia i trattati del 1360, e un resoconto del riscatto di Giovanni osserva che l’accordo accrebbe l’influenza inglese aggravando al tempo stesso l’instabilità francese.[2][3] Un’altra sintesi indica il riscatto in 3 milioni di corone d’oro, un obbligo enorme per un regno già logorato dalla guerra.[5]
La libertà di Giovanni non significava che l’accordo fosse concluso. Gli inglesi pretesero ostaggi come garanzia che la Francia avrebbe rispettato i termini. Uno di loro era Luigi, duca d’Angiò, figlio di Giovanni. Non era una semplice pedina cerimoniale. Era un principe detenuto perché un trattato aveva bisogno di una garanzia in carne e ossa.[3][4]
La fuga che fece tornare indietro un re
Poi Luigi fuggì.[1][4]
Un sovrano meno rigido avrebbe potuto considerare quella fuga come un colpo di fortuna travestito da problema diplomatico. Il figlio era libero. Il padre era in patria. Il riscatto restava, ma un ostaggio era scivolato fuori dalla rete. Giovanni scelse un’altra risposta. Quando seppe che Luigi era fuggito dalla prigionia, tornò volontariamente in Inghilterra.[1][3][4]
La scelta si adatta al mondo cavalleresco in cui Giovanni cercava di vivere. Aveva creato l’Ordine della Stella, un ordine pensato per rafforzare il prestigio reale attraverso ideali cavallereschi, anche se il suo regno fu segnato da sfiducia, lotte di fazione e fallimenti militari.[3] Il ritorno in prigionia poteva essere visto come il gesto di un re che manteneva la parola dopo che suo figlio l’aveva infranta. Ma poteva anche essere letto come un disastro politico, perché la Francia aveva più bisogno di un sovrano presente che di un gesto perfetto.
Giovanni non tornò mai più in Francia. Morì a Londra nel 1364, e il suo corpo fu poi sepolto nella basilica di Saint-Denis.[1] Suo figlio Carlo divenne Carlo V, ereditando una corona ancora oscurata da Poitiers, da Brétigny e dal peso non saldato di un riscatto regale.
La parte più strana non è soltanto che un re sia stato catturato. I sovrani medievali che scendevano in campo accettavano quel rischio. L’immagine più singolare viene dopo: un re liberato che torna di propria volontà nelle mani degli inglesi perché un altro uomo aveva infranto una promessa, portando la sua idea di onore fino al Savoy Palace di Londra.






