Due fratelli stavano tagliando torba nella palude di Bjaeldskov, a ovest di Silkeborg, nel maggio del 1950, quando la torba restituì loro un volto. Non un cranio né un mucchio di ossa sparse, ma un uomo con la pelle, gli occhi chiusi e lineamenti così nitidi che venne chiamata la polizia per indagare su quello che sembrava un omicidio recente.[1]
L’uomo di Tollund è uno dei più celebri corpi di palude mai ritrovati: un uomo dell’età del Ferro conservato per oltre 2.000 anni, con tratti ancora riconoscibili, organi ben preservati, un cappio attorno al collo e tracce di un ultimo pasto a base di pappa preparata con molti semi e cereali.
Il corpo non era rimasto lì ad attendere per pochi giorni. La datazione scientifica colloca la morte dell’uomo di Tollund tra il 405 e il 384 a.C., nell’età del Ferro preromana della penisola dello Jutland.[1] Aveva circa 40 anni quando morì e misurava all’incirca 1,61 metri, cioè 5 piedi e 3 pollici, anche se la conservazione nella palude potrebbe averlo fatto restringere dopo la morte.[1]
Fu la torba a fare ciò che il terreno comune non avrebbe potuto. L’acidità della palude, unita alla mancanza di ossigeno sotto la superficie, contribuì a preservare delicati tessuti molli per più di due millenni.[4] Esami e radiografie mostrarono che la testa era intatta e che cuore, polmoni e fegato si erano conservati bene.[4] Il risultato non era la figura secca e fasciata che molti immaginano quando sentono la parola mummia. L’uomo di Tollund sembrava ancora una persona.
Un corpo che sembrava addormentato
Portava un berretto di pelle sulla testa, un’ampia cintura attorno alla vita e una corda di cuoio intrecciata ancora stretta intorno al collo.[2] Gli occhi e la bocca erano stati chiusi, e il corpo era stato deposto nella palude in posizione da sonno.[2] Questi dettagli hanno lasciato aperta per decenni una domanda: se fosse stato ucciso come sacrificio rituale, punito come criminale o messo a morte per ragioni che non rientrano più nelle nostre categorie. La causa della morte è più chiara del movente.[1]
La corda lasciò segni sotto il mento e lungo i lati del collo.[4] Un successivo riesame individuò ulteriori prove compatibili con l’impiccagione, tra cui la lingua distesa.[4] Eppure il corpo non presentava un lungo elenco di ferite. Le descrizioni dei resti mettono l’accento sull’impiccagione stessa, non su lesioni che renderebbero semplice interpretare la morte come una comune aggressione.[2]
La palude aveva restituito un altro corpo prima di lui. Dodici anni prima, la donna di Elling era stata trovata nella stessa torbiera.[1] Per chi tagliava la torba, quel paesaggio era un luogo di lavoro. Per gli archeologi, divenne qualcosa di più strano: un archivio capace di custodire pelle, corda, muschio e il contenuto di uno stomaco molto tempo dopo che nomi e voci erano scomparsi.
Il pasto ancora dentro di lui
Gli scienziati esaminarono lo stomaco e l’intestino dell’uomo di Tollund e trovarono i resti del suo ultimo pasto.[4] Era una pappa preparata con piante coltivate e selvatiche, tra cui semi e cereali.[4] Descrizioni successive identificano in quel pasto circa 40 tipi di semi e cereali, consumati tra 12 e 24 ore prima della morte.[2]
Un pasto è una piccola forma di sopravvivenza. Qualcuno raccolse o conservò quegli ingredienti. Qualcuno li cucinò. L’uomo di Tollund mangiò, digerì e poi entrò nell’ultimo giorno che la palude avrebbe conservato con una precisione inquietante.
Oggi i visitatori possono ancora avvicinarsi al luogo del ritrovamento, presso Bølling Sø, a sud di Silkeborg. Dal parcheggio, il percorso è di circa 800 metri su terreno collinare.[3] È una passeggiata modesta verso un luogo in cui il tempo si ripiega su se stesso: torba sotto i piedi, un sentiero silenzioso e il volto ricordato di un uomo un tempo scambiato per un morto del giorno prima.






