I genitori di Sidney Poitier erano partiti dalle Bahamas per Miami quando quel viaggio prese una piega del tutto inattesa. Il loro figlio nacque il 20 febbraio 1927, con mesi di anticipo, in una città che non avrebbe dovuto diventare il centro della storia familiare. Non appena fu abbastanza forte, venne riportato alle Bahamas.[4]
Sidney Poitier nacque inaspettatamente a Miami mentre i suoi genitori bahamensi erano in visita negli Stati Uniti, poi crebbe alle Bahamas prima di diventare il primo attore nero a vincere l’Oscar al miglior attore e, in seguito, un diplomatico bahamense.
Evelyn Outen e Reginald James Poitier erano bahamensi, e il primo mondo del loro figlio non fu la Florida, ma Cat Island, dove la famiglia viveva in una fattoria.[3][4] Quell’accidente del luogo di nascita diede a Poitier un certificato di nascita statunitense, ma la sua infanzia appartenne alle Bahamas, allora colonia della Corona britannica.[2]
A Cat Island, Poitier trascorse i suoi primi anni nella fattoria di pomodori del padre.[4] Intorno ai 10 anni, dopo il fallimento della fattoria, la famiglia si trasferì a Nassau.[4] Il percorso della futura star di Hollywood iniziò lontano da studi cinematografici, agenti e prime, in una famiglia in cui gli spostamenti erano spesso una questione pratica: dall’isola alla città, dalla casa di un parente a quella di un altro, dal lavoro a qualunque cosa venisse dopo.
Da Miami a un palcoscenico di New York
A 15 anni, Poitier fu mandato a Miami a vivere con il fratello.[3] A 16 anni partì per New York City, dove svolse una serie di lavori mal pagati prima che il teatro diventasse qualcosa di più di una possibilità lontana.[3][4] Uno degli accordi che gli cambiarono la vita era semplice e concreto: lavorava come custode per l’American Negro Theater in cambio di lezioni di recitazione.[4]
Prima che Poitier diventasse noto per la sua compostezza sullo schermo, puliva un teatro per poter imparare a stare su un palcoscenico. In seguito sostituì Harry Belafonte in Days of Our Youth, apparve nella produzione di Broadway di Lysistrata nel 1946 e andò in tournée con la produzione interamente nera di Anna Lucasta.[4]
Il suo debutto cinematografico arrivò nel 1950 con No Way Out.[3][4] Seguirono Cry, the Beloved Country e la consacrazione con Blackboard Jungle nel 1955.[4] Nel 1958, The Defiant Ones gli valse una candidatura all’Oscar.[3][4] Nel 1964, per Lilies of the Field, Poitier divenne il primo attore nero e il primo bahamense a vincere l’Oscar al miglior attore.[2]
Il Paese che lo crebbe
La fama di Poitier portò con sé una pressione insolita, tanto per i ruoli che rifiutò quanto per quelli che accettò. Britannica gli attribuisce il merito di aver contribuito ad abbattere la barriera razziale nell’industria cinematografica statunitense e di aver ridefinito i ruoli per gli afroamericani rifiutando parti costruite su stereotipi razziali.[1] La sua presenza sullo schermo divenne celebre non solo per la dignità, ma anche per le condizioni alle quali quella dignità veniva mostrata.
Alla fine degli anni Sessanta, era ormai una figura centrale del cinema americano. Tra i suoi film principali figuravano Guess Who’s Coming to Dinner, To Sir, With Love e In the Heat of the Night.[3] In seguito diresse anche film, tra cui Buck and the Preacher e Stir Crazy.[4] La carriera iniziata con lavoretti e una scopa da teatro si estese alla recitazione, alla regia, all’attivismo e al servizio pubblico.
Quel servizio pubblico riportò la storia alle Bahamas. Poitier servì come ambasciatore delle Bahamas dal 1997 al 2007 e come ambasciatore bahamense in Giappone dal 2002 al 2007.[2] Fu indicato anche come ambasciatore presso l’UNESCO.[2] Il bambino la cui nascita a Miami era stata un caso legato a un viaggio finì poi per rappresentare ufficialmente il Paese che lo aveva cresciuto.
Poitier morì il 6 gennaio 2022, all’età di 94 anni.[2][3] La sua vita può essere riassunta in primati, premi e titoli ufficiali, ma comincia in modo più sorprendente: un neonato prematuro a Miami, riportato oltre il mare verso le Bahamas, verso Cat Island, Nassau e un futuro che nessuno in quella stanza avrebbe potuto immaginare.[4]


