I giudici di Olimpia affrontarono un problema che la maggior parte degli arbitri non incontra mai. L'uomo sul carro era l'imperatore di Roma. La squadra non era quella solita di quattro cavalli, ma di dieci. Poi Nerone cadde, fu aiutato a risalire, non riuscì a finire il percorso e se ne andò comunque con la corona del vincitore.[1]
Nel 67 d.C., l'imperatore romano Nerone partecipò alle gare olimpiche, guidò un carro a dieci cavalli ad Olimpia, si schiantò, si ritirò prima della fine della gara e fu comunque dichiarato vincitore. L'episodio mostra quanto velocemente una competizione possa diventare una prestazione su comando quando il concorrente è anche il padrone di casa.
Nel 67 d.C., dice Olympedia, Nerone fu premiato con sette corone ad Olimpia. Voleva diventare un periodonikes, un vincitore nei quattro maggiori festival greci, e voleva che il ciclo fosse organizzato in modo da poter fare tutto in un anno. I Giochi Olimpici normalmente previsti per il 65 d.C. furono posticipati al 67 d.C., il che gli permise di visitare la Grecia e raccogliere vittorie in una sola stagione imperiale.[1]
Svetonio descrive porte di teatro che rimanevano chiuse mentre Nerone cantava. Alcuni ascoltatori, dice, scavalcavano i muri o fingevano di essere morti per poter essere portati fuori. L'imperatore si preoccupava per i giudici, li adulava, sospettava del loro silenzio e trattava le competizioni pubbliche come un tribunale in cui tutti conoscevano il verdetto più sicuro.[2]
I dieci cavalli entrarono nella pista olimpica come parte del tour di raccolta di corone di Nerone. Svetonio dice che l'imperatore guidava la squadra, un'esibizione di stravaganza che una volta aveva deriso in un altro sovrano. Dopo l'incidente, fu rimesso sul carro, non riuscì a durare fino alla fine e ricevette comunque la corona. Lasciando la Grecia, diede alla provincia la libertà e ai giudici la cittadinanza romana e denaro.[2]
Lo stadio aveva già accettato un calendario spostato, aggiunto gare, placato i giudici e spettatori intrappolati nei loro posti. Quando le ruote del carro si staccarono, il traguardo importava meno della domanda che nessuno nello stadio poteva porre ad alta voce in sicurezza: cosa significa vincere quando il perdente è l'imperatore?
La World History Encyclopedia colloca il tour greco accanto all'ambizione teatrale, alla crudeltà, alla vanità e alla fame di essere adorato come artista e obbedito come imperatore di Nerone.[3] La storia olimpica cattura questi tratti in miniatura perché lo sport porta una promessa abbastanza semplice da essere compresa da un bambino. Tu gareggi. Tu finisci. Poi qualcuno vince.
Nerone tornò a Roma con le sue corone portate davanti a lui e mise in scena il suo ritorno a casa come un trionfo.[2] La gara stessa lascia un'immagine più strana: una pista vuota, un ritmo di carro spezzato, giudici ancora ai loro posti e una corona d'alloro in attesa dell'uomo che aveva già smesso di guidare.




