In un negozio sulla Eastern Shore del Maryland, una ragazza schiavizzata di nome Araminta Ross si trovava sulla soglia mentre un uomo cercava di fuggire. Un agricoltore di nome Barrett lo aveva seguito fin lì e aveva ordinato alle persone vicine di aiutarlo a legarlo. Quando l’uomo scappò, Barrett afferrò un peso da due libbre e lo lanciò. Il peso mancò il bersaglio e colpì la ragazza alla testa.[1]

Harriet Tubman visse per decenni con improvvisi “attacchi di sonno”, mal di testa e visioni dopo una grave ferita alla testa subita da bambina. Tubman interpretava quelle visioni come messaggi di Dio, mentre alcuni medici moderni hanno sostenuto che il quadro potrebbe essere compatibile anche con una narcolessia post-traumatica.

Allora la ragazza era ancora chiamata Minty. Era nata in schiavitù con il nome di Araminta Ross, probabilmente tra il 1819 e il 1823.[3] Dopo il colpo, sua madre la curò per mesi, e resoconti successivi descrivono una ferita così grave che non era chiaro se sarebbe sopravvissuta. Poiché era schiavizzata, non fu visitata da un medico.[1]

Sopravvisse, ma la ferita non finì quando la lesione si rimarginò. In seguito Tubman soffrì di episodi improvvisi che chiamava “attacchi di sonno”, insieme a forti mal di testa, una cicatrice e una palpebra sinistra cadente.[1] Gli attacchi potevano coglierla senza preavviso. Una nota sintesi storica la descrive mentre si addormentava all’improvviso e risultava difficile da svegliare.[3]

Le visioni in cui riponeva fiducia

Durante questi episodi, Tubman riferiva sogni e visioni vivide, che interpretava come segni di Dio.[3] Anche le persone intorno a lei consideravano quelle esperienze una prova della sua devozione religiosa. Una revisione di storia medica del 2023 pubblicata sul Journal of General Internal Medicine descrive quegli attacchi di sonno e quelle visioni come ben documentati nei resoconti storici, offrendo poi una possibile spiegazione moderna parallela: un’ipersonnia più coerente con una narcolessia post-traumatica.[2]

Il linguaggio medico non può sostituire la comprensione religiosa che Tubman aveva della propria vita. E non può nemmeno diagnosticarla con certezza a quasi due secoli di distanza. La stessa revisione osserva che i suoi sintomi sono stati spesso attribuiti all’epilessia del lobo temporale, mentre gli autori sostengono che la narcolessia post-traumatica si adatti meglio al quadro di improvvisi attacchi di sonno e allucinazioni simili a sogni.[2] Ciò che resta chiaro nelle fonti è la combinazione: una grave ferita alla testa, episodi durati tutta la vita e una donna che credeva che Dio le parlasse attraverso ciò che vedeva.[1][3]

Nel 1849, Tubman fuggì dalla schiavitù e raggiunse la Pennsylvania, uno stato libero.[3] Poi tornò indietro. Ancora e ancora, fece ritorno al Sud per guidare familiari, amici e altre persone schiavizzate verso la libertà attraverso la Underground Railroad. Il resoconto della Harriet Tubman Byway citato da Grunge le attribuisce l’aiuto diretto nella fuga di circa 70 persone, mentre altre sintesi tradizionali indicano numeri più alti per le persone che guidò o istruì.[1][3]

Camminare verso nord con un cervello ferito

Quei percorsi richiedevano sangue freddo e pianificazione. Tubman viaggiava a piedi, usava travestimenti, si affidava a vie segrete e case sicure, e spesso si muoveva in inverno per ridurre il rischio di essere vista.[3] Secondo il resoconto della Byway citato da Grunge, tornò al Sud almeno 13 volte, tutto mentre conviveva con le conseguenze imprevedibili della ferita alla testa.[1]

La sua fama le valse il soprannome di “Mosè”, un nome legato alla guida di un popolo fuori dalla schiavitù.[3] Durante la Guerra civile americana, servì anche l’Unione come infermiera, cuoca, esploratrice e spia, e in seguito si impegnò nelle cause del suffragio e dei diritti civili.[2][3] La ferita alla testa non creò il coraggio di Harriet Tubman. Divenne parte del corpo che quel coraggio dovette portare con sé.

La vecchia affermazione può sembrare troppo ordinata se si usa la ferita per spiegare un’intera vita. L’immagine più forte è più dura e più umana: Tubman abbattuta da bambina da un peso di ferro, che per anni si risveglia in visioni che crede divine, e poi torna a camminare su strade buie per condurre altre persone verso nord.

Fonti

  1. Grunge, “The Tragic Injury Harriet Tubman Never Recovered From”
  2. Journal of General Internal Medicine, “Harriet Tubman’s Hypersomnia: Insights from Historical and Medical Perspectives”
  3. Harriet Tubman Historical Society, “Facts”