Nel 1884, dopo cinque anni di lavoro, il grande dizionario della lingua inglese produsse finalmente qualcosa che i lettori potevano tenere in mano: una dispensa non rilegata chiamata fascicolo. Il suo viaggio alfabetico si fermava ad ant.[3]
L’Oxford English Dictionary prese davvero avvio nel 1879 con una stima di 10 anni, ma ai suoi redattori ne servirono cinque solo per pubblicare la prima sezione, da “a” ad “ant”. L’aiuto dei lettori e decenni di lavoro editoriale portarono la prima edizione al completamento nel 1928.
Nel 1857, la Philological Society di Londra si propose di raccogliere le parole inglesi che i dizionari esistenti avevano trascurato, risalendo fino ai tempi anglosassoni.[3] L’obiettivo era molto più ampio di un semplice elenco di definizioni. Il futuro OED avrebbe tracciato dove le parole erano comparse, come i significati erano cambiati e in che modo gli usi più antichi sopravvivevano accanto a quelli nuovi.[1]
Oxford University Press accettò di finanziare e pubblicare l’opera nel 1879, quando si chiamava ancora New English Dictionary.[3] James Murray, un filologo nato in Scozia che aveva lasciato la scuola a quattordici anni e si era formato da autodidatta nelle lingue, divenne quello stesso anno il principale curatore del progetto.[4] Murray pensava che compilare il dizionario potesse richiedere circa 10 anni.[3]
Cinque anni dopo, il primo fascicolo stampato mostrò quanto fosse stata sottovalutata la strada dell’alfabeto. Murray e i suoi assistenti erano arrivati soltanto da “a” fino ad “ant”.[3] Il punto d’arrivo fa sorridere perché la parola è così piccola. Una formica sembra il tipo di voce che un dizionario dovrebbe superare in fretta. Per l’OED, persino quella parolina doveva essere letta nelle fonti, datata, confrontata, definita e collocata dentro una storia dell’uso.
L’impresa di Murray finì per essere conosciuta attraverso il luogo in cui prendeva forma: lo Scriptorium. Al 78 di Banbury Road, a Oxford, il dizionario avanzava tra lettere, schede, citazioni e lavoro editoriale interno.[5] Murray iniziò come unico curatore, affiancato da una piccola squadra, prima che Henry Bradley, William Alexander Craigie e Charles Talbut Onions si unissero negli anni come co-curatori.[5] La storia del dizionario raccontata da Oxford conserva anche il lato dell’appello pubblico dell’impresa, poi riassunto nella frase “Your dictionary needs you”.[2]
La lentezza aveva senso quando si capì che il lavoro era storico, non semplicemente alfabetico. Un dizionario compatto può dire al lettore che cosa significa una parola in quel momento. L’OED cercava invece di dare alle parole una biografia, includendo forme obsolete, mutamenti di significato e prove tratte dall’uso scritto nel corso del tempo.[1] Una singola voce poteva diventare un piccolo archivio. La distanza da a ad ant diventò un avvertimento su tutto ciò che restava ancora da fare.
Murray non visse abbastanza da vedere l’ultimo fascicolo. Morì nel 1915, dopo essere stato il principale curatore dell’OED dal 1879 fino alla morte.[4] Il fascicolo finale apparve il 19 aprile 1928, quasi 50 anni dopo che Oxford University Press aveva assunto il progetto.[3] La prima edizione riempì 12 volumi e 15.487 pagine, coprendo 414.825 parole: ben oltre il piano iniziale di quattro volumi e 6.400 pagine.[3]
Il dizionario continuò a espandersi anche dopo quel primo traguardo. OED Online fu lanciato nel 2000, e il lavoro prosegue con l’aggiunta di nuove parole e nuovi significati; oggi contiene più di 600.000 voci.[3] Le sue dimensioni sono diventate quasi assurde in un altro senso: gli editori di Oxford hanno stimato che a una sola persona servirebbero circa 120 anni soltanto per digitare il testo del dizionario.[1]
Un assistente arrivato più tardi lascia nella storia una piccola eco letteraria. Nel 1919, un J.R.R. Tolkien di 27 anni si unì al progetto e trascorse circa 18 mesi lavorando su parole che iniziavano con la W, tra cui “wasp” e “walnut”.[3] Molto prima della Terra di Mezzo, era un altro lavoratore al margine dell’alfabeto, impegnato a far avanzare un libro gigantesco di qualche parola in più.



